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La notiziona
30/01/2010
L'AQUILA INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO DEI PENALISTI 28.1.2010
Eravamo in tanti a L’Aquila per l’inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti. Quasi 400 avvocati giunti da tutta Italia in quella città ferita dal terremoto. Vedere i palazzi diroccati, la città svuotata dai suoi abitanti è stata un’esperienza a dir poco forte. Ci siamo andati anche noi milanesi (Vinicio Nardo, Gian Paolo del Sasso, Francesco Sbisà, Salvatore Scuto, Alessandro Bastianello), non solo per essere presenti ad un importante momento della vita dell’Unione, ma anche per far sentire la nostra solidarietà ai colleghi che in quel luogo hanno dovuto affrontare una situazione che definire disagevole è dir poco. Dopo l’introduzione ai lavori e ai saluti offerti dal Presidente dell’Unione, avv. Prof. Oreste Dominioni, il quale ha ribadito le ragioni della non partecipazione alle inaugurazioni ufficiali dei penalisti, ha preso la parola il Procuratore Generale de L’Aquila che ha ricordato come Il 6 aprile 2009 il Foro aquilano ha pagato un duro prezzo, avvocati che hanno perso la vita assieme a loro parenti. Il palazzo di giustizia crollato. Distrutte le case di magistrati, avvocati e collaboratori di cancelleria. I primi problemi che si sono dovuti affrontare, ha proseguito, sono stati quelli logistici perché era necessario riavviare tutto. Grazie alla sinergia degli apparati dello Stato si è messo in atto un processo di ricostruzione di una cittadella giudiziaria nel centro storico che dovrebbe essere conclusi entro due anni. Da quest’evento tutti noi abbiamo imparato che il clima di rispetto reciproco e di dialogo serio, non solo formale, ha un’efficacia assolutamente inedita. Il dramma è terapeutico. Non so se sia giusto ma è una constatazione. Piccoli esempi, voi siete qui nonostante dal principio sembrasse una missione impossibile. L’esame di avvocato si è potuto realizzare grazie al notevole sforzo di tutti. Oggi è un giorno di riflessione sui temi anche forti della riforma della giustizia vi sono divergenze ampie e profonde che non vanno taciute e che nascono da una lettura diversa dei fenomeni. Entrambe le letture sono legittime e costituzionalmente coerenti. Ci preme sottolineare il coma in cui versa oggi il processo penale. Vi è una crisi di autorevolezza del processo penale. E’ inutile squadernare le cause e le responsabilità equamente distribuibili tra tutti. Ne cito solo due o tre, ha detto, vi è un progetto ambizioso di ampliamento delle competenze degli organi collegiali. Faccio riferimento alle intercettazioni e ai provvedimenti in tema di libertà personale, al giudizio abbreviato collegiale e all’ampliamento delle competenze delle corti d’assise.
Ciò pone il problema del recupero della competenza professionale maturata dal gip e dal gup. Le nuove figure devono esssere formate. Le intercettazioni da mezzo di ricerca della prova si spostano sul terreno della quasi cautela richiedendo gli evidenti indizi di colpevolezza e per le intercettazioni ambientali la concretezza di un reato in atto. La prova scientifica deve essere regolamentata e le intercettazioni sicuramente devono essere rispettose della riservatezza ma non è un mezzo investigativo rinunciabile. La prescrizione processuale viene da lontano intende suscitare impegni virtuosi dell’amministrazione, però siamo tutti consapevoli che la prescrizione processuale può essere un agente patogeno, suscita problemi anche la convivenza con la prescrizione sostanziale saremmo l’unico paese al mondo ad avere una doppia prescrizione. Che fine farranno i riti abbreviati e come si coordinerà una prescrizione processuale con i rinvii all’indietro a causa di nullità? Si è chiesto il dott. Canzio. Siamo convinti che la strada è stretta, ma i confini sono segnati e sono quelli stabiliti dalla carta costituzionale. Occorre poi valutare gli impatti che le novità possono avere sul sistema. Occorre la verifica empirica e pragmatica altrimenti il risultato dannoso potrebbe essere lo stress di tenuta del sistema. Il modello processuale, già oggi inefficace, rischia di andare incontro ad uno stress di tenuta. Le riflessione degli avvocati saranno preziose e rimarrò qui ad ascoltarle, ha concluso. Ha preso poi la parola l'avv. Andrea Mascherin di Udine, componente del C.N.F il quale ha affermato di credere che il cnf deve puntare a non essere considerato un autorità il cnf deve riuscire a qualificarsi come la sintesi delle varie istanze dell’avvocatura. Il mio auspicio, ha prosegito, è quello di portare avanti un’iniziativa volta a portare il cnf a parlare per ultimo. Ho partecipato al tavolo comune per la riforma dove i penalisti sono stati accusati di voler creare un nuovo albo dell’avvocatura. Ciò non è vero. Le camere penali hanno mostrato ampia diponibilità.Siamo riusciti a creare una sorta di arca di alleanza per ottenere un risultato epocale. Il prof. Oreste Dominioni ha voluto precisare la posizione dell'Unione riguardo la riforma della professione spiegando alla platea che noi siamo impegnati in modo molto forte sul rinnovamento dell’avvocato; ci sono fattori che vogliono limitare questo rinnovamento. Quanto è stato deliberato a Torino in ottobre avrà attuzione entro il 15 aprile, se entro q uesta data la nuova legge professionale non sarà approvata (legge che al suo interno prevede l’istuituzione della specializzazione), noi come ucpi istituiremo la specializzazione dell’avvocato penalista in maniera autonoma. Alpa ci disse che non ci avrebbe sottoposto a procedimento disciplinare. Riteniamo in modo fermo che l’avvocatura deve passare per momenti forti e sicuramente uno di questi è la specializzazione. Se la politica non provvederà non siamo pronti a surrogarla in tale senso. E' stato poi il turno dell' Avv. Massimo Manieri, presidente della camera penale de l’Aquila che ha ringraziato per la presenza del mondo dell'avvocatura a l'Aquila. Ha sottolineato che non sempre tutto è come appare e come ci viene detto. Non è possibile dire che l'Aquila è un esempio di ricostruzone post sisma anche se è un esempio di come si deve affrontare un'emegenza. Il suo compito doverso è quello di attirare l’attenzione su quello che oggi è il problema dell’Aquila perchè dall'apparenza si passi alla sostanza. L'avv. Antonello Carbonara, Presidente dell'Ordine degli Avvocati de l’Aquila, ha ringraziato la città di Palermo per aver rinunciato ad ospitare questo importante evento. E' stato difficile far ripartire il sistema, ha proseguito, molto difficile assicurare la presenza dei difensori in procedimenti non differibili nonostante qui siano deceduti tre avvocati. Dobbiamo far sì che riprenda l'ammiistrazione della Giustizia perchè il cittadino si aspetta che l sistema funzioni. La riforma della Giustizia deve essere una riforma organica. Ha avuto parole critiche anche nei confronti del c.d. processo breve. Ha preso poi la parola l'avv. Simona Giannangeli, rappresentante del comitato dei genitori delle vittime del crollo della casa dello studente per un tocante ricordo e per ribadire la necessità di scoprire le responsabilità per quanto avvenuto. La parola è passata all'avv. Egidio Sarno per illustrare l'esito della ricerca sui dati raccolti dall'Unione finalizata a recuperare uno spaccato del tempo intercorrente tra l'iscrizione della notizia di reato alla prima udienza. I dati dei tribunali ci hanno dato un monitoraggio di 12 94 processi che hanno fotografato una situazione di percentuali piuttosto significativa. I processi iscritti fino al 2006 sono il 39% con quelli del 2007 arriviamo al 53% abbiamo una media di tempi di minimo tre anni dalla iscrizione al giudizio. Sono dati significativi sui tempi del processo che intendiamo completare. Una seconda indagine che stiamo portando avanti, ha proseguito, è relativa alla fissazione degli appelli avanti al riesame che ha fornito il quadro di una situazione di enorme disparità che va dai tre mesi di Bari ai 16 giorni di Trieste. Ultima ricerca che stiamo lanciando è quella relativa alla raccolta dei dati distrettuali. Sarà interessante rielaborarli e fornire un immgine della situazione. Il microfono è poi passato all'avv. Ludovica Giorgi, segretario dell’Unione, che nel suo intervento ha riferito come anni addietro la specializzazione non era gradita agli ordini e come noi siamo riusciti a fargliela accettare . La commissione giustizia ha approvato il disegno di legge i presidenti degli ordini si sono ritrovati di lì a poco di nuovo attorno ad un tavolo dove si è detto che occorre trovare una strategia politica per portare a casa la riforma dell’avvocatura. Io credo, ha proseguito il Segretario, che questo, da un punto di vista dell’avvocatura, è un risultato importante. Il problema è che siamo fermi qui. In Senato il progetto è fermo. Noi non stiamo conducendo una battaglia di corporazione noi stiamo facendo una battaglia per la qualità della giurisdizione. Noi vogliamo un avvocato che sia garante delle regole del processo che si faccia controllore consapevole della terzietà del giudice. In questo senso la nostra battaglia è una battaglia per la qualità e la competenza dell’avvocato. Noi vogliamo la riforma per far uscire dal coma la giustizia. Ci sono anche sedicenti associazioni di giovani avvocati, che pur avendo scarsa rappresentanza nell’ambito dell’avvocatura hanno ascolto, purtroppo, da parte della politica. Queste associazioni dichiarano di stare con l’A.N.M., confindustria e antitrust. La politica non può farsi tirare dalla giacca da queste associazioni che fanno gli interessi di qualche corporazione. La risoluzione approvata al Senato del 20 gennaio 2010 impegna il Governo indicando quale obbiettivo la riforma dell’avvocatura incentrata sulla qualità professionale rafforzata da nuove modalità di accesso. Noi oggi siamo qui a rivendicare la riforma della giustizia ed entro questa logica invochiamo la riforma della professione. E’ seguita la tavola rotonda come da programma. |
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