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La notiziona
05/05/2008
CAROLINE ELIACHEFF - DANIEL SOULEZ LARIVIERE - IL TEMPO DELLE VITTIME
IL TEMPO DELLE VITTIME (Ponte alle Grazie - Milano)– mai come oggi le vittime hanno occupato tanto spazio nella nostra società. Sono praticamente onnipresenti. La spiegazione di questo fenomeno è il tema centrale del lavoro di Caroline Eliacheff e di Daniel Soulez Larivière, psicanalista la prima, avvocato il secondo. Il ruolo sociale della “vittima” viene dunque analizzato sia sotto gli aspetti medici che giuridici senza che vangano tralasciati excursa storici. E’, infatti, durante la prima guerra mondiale che nel contesto militare vengono svolti i primi studi sugli effetti a lungo termine dei traumi dovuti ad eventi
violenti che porteranno alla definizione della PTSD (Post Traumatic Stress Disorder). Studi che dopo la seconda guerra mondiale diventano una sorta di ponte tra la psichiatria considerata nella sua funzione diagnostica e la giustizia considerata nella sua funzione riparatrice. Nasce così la “vittimologia” replica speculare della “criminologia”. L’opera non manca di esaminare anche il fenomeno della nascita delle associazioni di “vittime” che hanno imposto scelte legislative importanti come le modifiche della disciplina delle violenze sessuali contro le donne. Scelte, in qualche caso, fondate su manifestazioni di sofferenza e dolore cui il mondo politico è stato incapace di opporsi.
Gli autori sono francesi e quindi è inevitabile che i riferimenti siano a quel mondo anche se l’importanza dei temi trattati è “globale” come nel caso delle riflessioni circa l’evoluzione dell’orientamento della protezione dell’infanzia. In Francia si è giunti ad una sorta di equivalenza tra bambino vittima e bambino colpevole. Riferiscono gli autori che nei progetti governativi attuali (francesi) non si tratta più di individuare il bambino che soffre o quello esposto a maltrattamenti per proteggerlo e curarlo ma per isolarlo quale sospetto di una possibile deriva verso la delinquenza. Una sorta di psichiatria predittiva che oltralpe ha generato un vespaio di polemiche.
Eliacheff e Larivière ci offrono anche l’occasione di considerare come, in mancanza di riti sacri, che in passato permettevano di superare i lutti, la “giustizia”, con il contributo dei media, diventa il luogo in cui versare lacrime contro il torto subito. L’effetto collaterale è l’accrescimento del potere del magistrato che diventa l’unico soggetto al quale rivolgersi e che si trasforma in star al servizio di chi ha subito una perdita. La vittima a sua volta diventa una preda eccezionale per i media perchè tutti si riconoscono nella sua sofferenza. Dall’altra parte nei palazzi di giustizia vi si incontra il diavolo nella persona degli imputati chiusi nelle gabbie, valvola di sfogo della contingenza perché non sempre ai tragici avvenimenti vi è una spiegazione razionale.
In tema di giustizia il paradosso è però evidente. Tutti parlano di “vittime” ancora prima che il processo sia iniziato e, quindi la vittima non è cronologicamente al suo posto nel processo penale perché, per essere tale, occorre che l’imputato venga prima condannato.
Le vittime, per gli autori, meriterebbero altri tipi di intervento per superare il trauma cagionato dal torto. Si dovrebbe distinguere interventi sul piano intimo e quello sociale in modo che la sofferenza del singolo possa obbligare la società a mutamenti positivi atti ad evitare il rinnovarsi dei perturbamenti che hanno provocato il danno. Proseguire sulla strada dell’emotività rischia però di compromettere proprio gli interessi che si vogliono proteggere in una società democratica.
Il libro, ovviamente, dice molto di più. Basti questo per invogliarvi alla lettura.
avv. Alessandro Bastianello |
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